Mala Kruna di Franca Mancinelli

Immagine 002Titolo:  Mala Kruna

Autore: Franca Mancinelli

Editore:  Manni Editore, 2007

Sono già trascorsi quasi sei anni da quando è uscito il primo libro di Franca Mancinelli Mala Kruna, che in croato significa “piccola corona di spine”.  Fra qualche mese vedrà la luce il suo nuovo libro, che contiene le poesie scritte in questi ultimi anni. Sono già apparsi alcuni inediti, sia in importanti antologie come La generazione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta, a cura di Matteo Fantuzzi (Ladolfi editore, Borgomanero 2011) e Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (Einaudi 2012), che su importanti riviste come Poesia Luglio/Agosto 2012 N.273 dell’editore Crocetti.

In sintesi la poesia della Mancinelli si fortifica nel tempo, diventa più materica. Per questo, parlare dell’opera prima Mala Kruna, connessa all’intervista rilasciata dalla stessa autrice a Lorenzo Franceschini, assume un’importanza notevole ai fini della comprensione. Si spiegano i punti di svolta, gli attimi del cambiamento, e anche i luoghi verso cui la poesia della Mancinelli potrà spingersi.

Mala Kruna rappresenta un’opera prima di impatto, compie una metamorfosi che attraversa le prime età della vita, un libro guida per una crescita interiore dove il corpo non solo è prolungamento del proprio essere, ma anche e soprattutto contatto primario con la terra, con la materia. L’esergo che apre il libro sono dei versi tratti dal ventiseiesimo canto dell’Inferno Dantesco: “né dolcezza di figlio, né la pieta/ del vecchio padre, né ‘l debito amore”che narra gli abbandoni degli affetti per conoscere il mondo, per attraversare quello che siamo attraverso il ricordo: “dal giorno che non rispondi allo sguardo/ cresce la ruga sul gomito il ricordo,/ sui tavoli dell’asilo non segui/ l’impronta non pensi/ che oltre la giostra/ c’è ancora lui che dorme in fondo,/ e non lo vuoi svegliare”.

Il libro sembra costituito da stazioni letterarie precise, che scandiscono non solo le età e il viaggio verso la stagione adulta, ma anche la regolarità della vita, i suoi progetti interiori spesso abbandonati o ripresi in altre sfaccettature. Una delle cose più importanti e ricorrenti che trapelano in Mala Kruna è  il traguardo dell’accettazione di sé.

Il primo capitolo del libro “Oltre la giostra” tratta gli spazi dell’infanzia, le sue innumerevoli fantasie, le sue radicali aperture al mondo. “questo paziente ostinato amore/ nel gesto che fai di muovere passi/ avanti e indietro nella sala, mentre/ col braccio e un ginocchio fingi/ di addolcire una cuna sulla sterrata/ come dondola il mondo e le cose/ di nuovo tremano, anch’io/ sarò nel buio”. Il colloquio sembra animato da una proiezione di sé e dalla figura astratta di un adulto, che é una bussola, un punto di riferimento e smarrimento costante: “sospeso nel volo breve di un cenno/ “stanco e non torno indietro”/ nitido lo starnuto/ del cuore. “Prendi una medicina”/ ma lui guarda lontano/ l’orizzonte senza credermi/ e non so quale lotta poi continui/ più grande, e che gli ricolmi un giorno./ Restano i suoi occhi lontano,/ oltre la linea mobile del grano.” O anche come nella delicatissima Certezza: “ lui ancora veglia ogni vena sul viso/ cauto che il pianto di smorfia o febbre/tacesse custodito/ nell’abbraccio che è il vestito/ macchiato di ogni giorno”. Quest’ultimo è l’unico testo del libro che porta un titolo, come se sottolineasse una sicurezza. La poesia di Franca Mancinelli si propone a frammenti, come un grande poema fatto da piccoli tasselli di energia, pieni e completi.

Il secondo paragrafo Il mare nelle tempie si apre alla scoperta del corpo, non più verso di sé, come può valere nel periodo dell’infanzia, ma verso gli altri, nelle grandi reazioni dell’adolescenza. “un filo di luce da vetro a porta/ teso a farmi parlare dentro l’ago d’amore/ all’inizio del corpo”. Così ogni cosa si modella nel vivere e la lingua si risveglia dalla sua antichità per ritrovare il passo e la durezza del descrivere. Ogni domanda non può ottenere risposte ma quello che conta è esserci, poter invadere lo spazio con il proprio corpo che è in costante trasformazione, diventando vera materia, osso, parte del mondo. “Hai baciato il mio osso sporgente/ l’anca ramo ricurvo:/ svanisce il filo di sassi sulla schiena/ e ti siedo di fronte/ a radici aperte./ E’ un’immagine chiara, a lungo/ devo sfogliare prima che combaci/ ma ora che ricordo sono io:/ i lobi luccicanti appena incisi,/ un sorriso di fortuna/ dalla sua mano un fiore s’avvicina,/ apro gli occhi al lampo, e il taglio/ della luce è mio.”

Nei testi ci si trova spesso davanti ad un reale franato, che precipita nell’incertezza continua. L’amore verso l’altro è la conquista di una passione, di uno spazio proprio; conquista dell’istante esatto in cui le cose hanno gli accenti giusti per parlare e muoversi nelle possibilità, negli occhi pronti per guardare. “nella notte un estuario le tue braccia/ sono rami di quercia/ setaccio senza fondo/ sasso chiaro che precipita/ un granulo di terra che ci scioglie/ sono sempre stata qui/ all’inizio della vita/ guardando queste cose/ muoversi nei tuoi occhi”.

Con il terzo capitolo Nel treno del mio sangue, le domande iniziano ad ottenere le prime risposte, i pensieri si sciolgono, diventano promessa di vita, l’esistenza si può iniziare a concepire come esperienza comune. “quando mi dormi in mente/ la stanza ha il tuo profilo/ ed ogni cosa un posto/ come le vene./ Sei il figlio, e il piccolo animale/ fermo sulla terra/ annusata cercando la radice/ la traccia, la coda di una promessa/ che trattengo, fino a che è rotto/ questo bavaglio, e il pensiero/ si disegna nella linea/ aperta delle nostre mani”.

Tutto questo può anche finire o fermarsi, ma il viaggio è vita, non si può arrestare in nessun modo e per nessuna ragione. Bisogna in ogni istante di resa, rialzarsi, rimodellarsi al vivere, al quotidiano sempre più ordinario e ostile. “che qualcosa finisca/ e non resti l’affetto/ come spina nella bocca./ Così sciolgo la veste che le labbra/ fanno col buio punto dopo punto;/ sono in strada, tra le spalle non trovo/ un davanzale dove respirare/ intreccio le mani sul ventre e sono/ creta sul letto di un fiume di passi.”

L’ultimo capitolo di Mala Kruna si intitola Un rudere la casa e segna in modo indelebile la fine di un primo lungo viaggio, il compimento di una tappa tanto attesa.  Il ritorno ad un luogo primo, unico, come rudere, come luogo di appartenenza e di continua deriva e frammentazione. Ma queste frane sono fatte per smuovere, per collassare nelle parole dove il corpo diventa un’infinita costellazione di sensi e la sacralità degli atti acquista nuove forme e nuovi disagi. “ora in te è un rudere la casa/ franata in una notte, ora/ la betoniera mastica la calce,/ il tetto spiovuto, la preghiera/ che mantenevi aperta con le mani./ Di tutte le stanze resta/ l’incavo intonacato dello stomaco./ Tu pesti le sue pozze d’acqua stagna/ e la saliva che discende/ per essere inumata.”

In ultimo, la fine di ogni viaggio è una nuova partenza, come la conclusione di ogni libro o di ogni poesia, è sempre andare oltre, in ricerca costante. Non c’è altro che tornare e pestare con voglia estrema questa terra, questa materia che per Franca Mancinelli è la vita stessa: “guardo il buio con queste/ corde che si muovono, e ascolto/ la nave luminosa che si ferma./ Prenoto e annuncio ancora il mio partire:/ oltre la grata della porta il vuoto/ s’alza come una torre; e un altro/ vicino a me é ancorato/ e si sbriciola in passi sulla strada. E io non so/ se salgano o scendano le corde/ da questo pianerottolo, ma vedo:/ l’immagine di me che si spazienta/ entrare con i piedi su una terra/ morbida e pestata molte volte.

Clicca qui per leggere l’intervista a Franca Mancinelli

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4 comments

  1. Molto bella questa nota Luca.

    Non so quali siano i testi che andranno a comporre il nuovo libro di Franca Mancinelli ma credo (e spero) che vi saranno anche i suoi testi che pubblicammo in Argo VIXI (poi glielo chiediamo).

    Complimenti

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  2. Grazie Gianni,

    i testi che avevo letto su ” Poesia” mesi fa che erano molto belli sono inclusi nel nuovo libro di Franca e immagino anche quelli che usciranno su Argo.

    Ciao

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